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Cinque cittadini italiani sono morti alle Maldive durante un’immersione subacquea nell’atollo di Vaavu, una delle aree più frequentate dagli appassionati di diving nell’Oceano Indiano. Secondo le prime informazioni ufficiali, il gruppo sarebbe deceduto mentre tentava l’esplorazione di alcune grotte a circa 50 metri di profondità. La ricostruzione dell’incidente resta affidata alle autorità delle Maldive.

Le vittime sono Monica Montefalcone, docente associata di Ecologia all’Università di Genova, la figlia Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino, Federico Gualtieri e Gianluca Benedetti. Quattro di loro erano legati, a diverso titolo, all’ambiente universitario genovese: Montefalcone insegnava al Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita, Sommacal era studentessa di Ingegneria biomedica, Oddenino assegnista di ricerca e Gualtieri neolaureato magistrale in Biologia ed Ecologia marina.

La tragedia non riguarda semplicemente una vacanza finita male, ma un’immersione profonda in un ambiente complesso, dove grotte, correnti e condizioni meteo possono trasformare una discesa tecnica in una situazione senza margini. Il gruppo si trovava a bordo della Duke of York, imbarcazione utilizzata per crociere subacquee, e si sarebbe immerso nei pressi di Alimathà, nell’atollo di Vaavu.

L’allarme è scattato quando i subacquei non sono riemersi. Le autorità locali hanno avviato le ricerche con mezzi aerei e navali, mentre le prime informazioni diffuse dai media maldiviani parlavano di un’area difficile da raggiungere e di una grotta sottomarina estesa fino a profondità elevate. Anche le ricostruzioni internazionali confermano che l’incidente è avvenuto durante un’immersione nell’atollo di Vaavu, con cause ancora da accertare.

Nella zona era in vigore un’allerta meteo gialla. È un dato che non basta, da solo, a spiegare la dinamica dell’incidente, ma che pesa sul quadro operativo: mare mosso, vento e visibilità possono complicare sia l’immersione sia le successive operazioni di soccorso. Le autorità maldiviane dovranno chiarire se abbiano inciso le condizioni ambientali, la profondità, il tipo di percorso subacqueo, l’attrezzatura utilizzata o una concatenazione di fattori.

Al momento non esiste una causa ufficiale della morte. Alcune ipotesi tecniche circolate nelle ore successive alla tragedia, compresa quella legata alla gestione delle miscele respiratorie nelle immersioni profonde, restano tali finché non saranno confermate dall’indagine. In un incidente subacqueo di questa gravità, la prudenza non è un dettaglio linguistico: è parte della correttezza verso le vittime e verso chi attende risposte.

La morte di Monica Montefalcone ha colpito in modo particolare il mondo della ricerca marina. Studiosa degli ecosistemi costieri e tropicali, aveva lavorato su barriere coralline, praterie sommerse, grotte marine e conservazione degli ambienti marini. Il paradosso più crudele è proprio questo: una parte della comunità scientifica italiana ha perso alcune delle sue vite in mare, nello stesso ambiente che studiava, proteggeva e conosceva.

L’Università di Genova ha espresso cordoglio per una tragedia che ha travolto famiglie, colleghi, studenti e un’intera comunità accademica. Intanto la Farnesina e l’Ambasciata d’Italia a Colombo seguono il caso per l’assistenza consolare ai familiari.

Le Maldive restano una delle mete simbolo per il turismo subacqueo internazionale, ma l’incidente di Vaavu riporta al centro un tema spesso lasciato sullo sfondo: la differenza tra immersione ricreativa e immersione in ambiente profondo, con grotte, correnti e tempi di risalita che non perdonano improvvisazioni. La bellezza dei fondali non cancella la natura tecnica del rischio. Anzi, la rende più difficile da percepire.

Maldive, Sommacal contro il fango su Monica Montefalcone: “Leggete il suo curriculum”

di Deborah Soldani

La tragedia dei sub italiani morti alle Maldive continua a produrre dolore, domande e polemiche. Questa volta al centro non c’è solo la dinamica dell’immersione nell’atollo di Vaavu, ma il modo in cui la memoria di Monica Montefalcone viene trattata mentre la famiglia attende risposte.

Carlo Sommacal, marito della docente dell’Università di Genova e padre di Giorgia, morta anche lei nell’incidente, ha reagito con amarezza alle insinuazioni circolate in questi giorni sulla preparazione del gruppo. Secondo quanto riportato da Open, Sommacal si dice esausto e chiede di guardare prima alla storia professionale della moglie: “Andatevi a leggere il curriculum di Monica”.

Il punto più delicato riguarda anche il profilo della docente sul sito dell’Ateneo, risultato non più consultabile come pagina personale. Una scelta che, nel pieno di una vicenda ancora aperta, viene percepita dalla famiglia come un gesto frettoloso, mentre l’Università di Genova aveva già pubblicato il proprio cordoglio ufficiale, ricordando Montefalcone come professoressa associata di Ecologia al DISTAV e docente di discipline legate alla biologia marina e alla scienza subacquea.

Sommacal respinge l’immagine di una spedizione improvvisata. Monica Montefalcone, racconta chi la conosceva, non era alle Maldive per turismo: per anni aveva seguito progetti di ricerca sugli ecosistemi marini, tra monitoraggi, campioni, dati e attività didattica. Il dolore privato della famiglia si intreccia così con una domanda pubblica: quanto è legittimo trasformare una tragedia ancora da chiarire in un processo sommario contro le vittime?

Le indagini dovranno ricostruire cosa sia accaduto sott’acqua. Fino ad allora, resta il dovere minimo del rispetto: per chi è morto, per chi aspetta risposte e per chi non può più difendersi.

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Maldive, le salme dei sub morti sono rientrate in Italia: ora le autopsie e l’analisi delle GoPro

di Deborah Soldani

Le salme dei sub morti alle Maldive sono rientrate in Italia. Il volo da Istanbul con gli ultimi quattro feretri è atterrato a Malpensa, da dove i corpi sono stati trasferiti all’obitorio dell’ospedale di Gallarate. Da lunedì inizieranno le autopsie, passaggio decisivo per ricostruire con precisione la dinamica della tragedia avvenuta nella grotta sommersa dell’atollo di Vaavu.

L’inchiesta italiana, coordinata dalla procura di Roma con l’ipotesi di omicidio colposo contro ignoti, entra ora nella fase degli accertamenti medico-legali e tecnici. Il primo esame dovrebbe riguardare Gianluca Benedetti, il capobarca di 44 anni, la cui salma era già rientrata nei giorni scorsi. Poi toccherà a Monica Montefalcone, docente dell’Università di Genova, alla figlia Giorgia Sommacal, alla ricercatrice Muriel Oddenino e a Federico Gualtieri.

Il nodo non è soltanto stabilire come siano morti, ma capire perché un’immersione in un ambiente così estremo sia finita senza via d’uscita. Gli investigatori analizzeranno GoPro, strumentazione recuperata, mail e documento di missione. L’Università di Genova ha ribadito che l’immersione non rientrava tra le attività previste dalla missione scientifica, ma gli accertamenti dovranno chiarire se esistessero autorizzazioni, indicazioni operative o comunicazioni rilevanti.

La tragedia ha avuto un bilancio ancora più pesante perché durante le prime operazioni di recupero è morto anche Mohamed Mahudhee, sub militare maldiviano. Le autorità maldiviane stanno portando avanti verifiche parallele e, secondo Associated Press, l’Italia condividerà con Malé gli esiti degli accertamenti autoptici.

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Maldive, i sub morti avevano bombole da immersione non adeguate: nuova ipotesi sull’incidente

di Deborah Soldani

Nel caso dei sub italiani morti alle Maldive, il nuovo elemento arriva dal racconto del team finlandese che ha recuperato i corpi nella grotta dell’atollo di Vaavu. Secondo quanto riferito dagli speleosub, le vittime sarebbero state trovate nella stessa area interna della cavità, in un ambiente profondo e difficile, dove la visibilità può crollare rapidamente per i sedimenti sollevati dal fondale. ANSA riferisce che l’ipotesi più forte resta quella dello smarrimento all’interno della grotta, con il successivo esaurimento dell’aria.

Il dettaglio più delicato riguarda l’attrezzatura: le bombole sarebbero state da 12 litri, adatte a immersioni ricreative, non a un’immersione tecnica in grotta a circa 50-60 metri di profondità. Il capo del team, Sami Paakkarinen, ha chiesto alle autorità maldiviane di distinguere con maggiore precisione tra immersioni ricreative e tecniche, di mappare la grotta e di rendere obbligatori equipaggiamento e addestramento adeguati per scenari di quel tipo. Anche DAN Europe ha descritto l’operazione come una missione complessa, svolta tra passaggi stretti, sedimenti e condizioni ambientali difficili.

Intanto le salme di Monica Montefalcone, Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino e Federico Gualtieri sono attese a Malpensa. Le autopsie saranno avviate lunedì su delega della Procura di Roma, mentre gli investigatori stanno raccogliendo testimonianze e materiali utili a chiarire se quella immersione fosse stata preparata con procedure compatibili con la profondità e con la morfologia della grotta.

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Maldive, recuperati tutti i corpi dei sub italiani: ora parlano GoPro e computer

di Deborah Soldani

Alle Maldive si è chiusa la fase più dolorosa delle ricerche: sono stati recuperati anche gli ultimi due corpi dei sub italiani, quelli di Giorgia Sommacal e Muriel Oddenino. Il giorno precedente erano state riportate in superficie le salme di Monica Montefalcone e Federico Gualtieri, mentre il corpo dell’istruttore Gianluca Benedetti era già stato ritrovato nei giorni scorsi.

La tragedia, avvenuta durante un’immersione nella grotta marina nell’atollo di Vaavu, entra ora nella fase investigativa. Le autorità dovranno ricostruire cosa abbia portato il gruppo nella parte più remota della cavità, tra ipotesi di disorientamento, forti correnti, visibilità ridotta e possibili criticità legate all’attrezzatura. Sono stati recuperati anche GoPro e computer subacquei, elementi che potrebbero diventare decisivi per comprendere la sequenza degli ultimi minuti.

Secondo Reuters, le salme saranno rimpatriate in Italia, mentre le Maldive proseguiranno gli accertamenti per stabilire le cause dell’incidente. In Italia la Procura di Roma indaga per omicidio colposo: le autopsie e l’analisi dei dispositivi recuperati potranno chiarire se si sia trattato solo di una catena di errori sott’acqua o se nella gestione dell’immersione vi siano state responsabilità più profonde.

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Maldive, il nodo dei permessi: due sub non risultavano nella lista autorizzata

di Deborah Soldani

Nuovo elemento nell’inchiesta sulla tragedia dei sub italiani alle Maldive. Secondo quanto riferito dal portavoce del presidente maldiviano Mohamed Hussain Shareef, il gruppo dell’Università di Genova aveva ottenuto un’autorizzazione ufficiale per immersioni scientifiche fino a 50 metri, ma non tutti i nomi dei sub coinvolti comparivano nella documentazione.

Nel permesso di ricerca, valido dal 3 al 17 maggio, sarebbero stati indicati Monica Montefalcone, Federico Gualtieri, Muriel Oddenino e una guida subacquea maldiviana. Non risulterebbero invece citati Giorgia Sommacal e Gianluca Benedetti, cioè la figlia della biologa Montefalcone e la guida italiana il cui corpo era stato recuperato per primo.

Il punto, dunque, non riguarda soltanto la profondità dell’immersione. Le autorità maldiviane hanno chiarito che i ricercatori potevano chiedere e ottenere il via libera per scendere oltre il limite ricreativo dei 30 metri. Il nodo più delicato resta un altro: l’immersione in grotta non sarebbe stata indicata nel piano di ricerca, nonostante la cavità si trovi in un tratto di mare considerato estremamente complesso per correnti, visibilità ridotta e rischio di disorientamento.

Le verifiche proseguono per ricostruire con precisione chi fosse autorizzato, quale attrezzatura sia stata utilizzata e quale profondità sia stata effettivamente raggiunta durante la discesa fatale. Il caso resta affidato all’indagine delle autorità locali, mentre il governo maldiviano invita a non anticipare responsabilità prima della chiusura degli accertamenti.

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Maldive, muore un soccorritore durante il recupero dei sub italiani

di Deborah Soldani

La tragedia dei cinque sub italiani morti nell’atollo di Vaavu non si è fermata alla grotta. Durante le operazioni di recupero è morto anche un soccorritore maldiviano, il militare Mohamed Mahudhee, impegnato nella missione per raggiungere i corpi rimasti intrappolati nel sistema sommerso. Le autorità maldiviane hanno sospeso le ricerche dopo il decesso del sub della National Defence Force, colpito da malattia da decompressione dopo l’immersione e trasferito in ospedale a Malé.

Il bilancio umano della vicenda sale così a sei morti: i cinque italiani che avevano partecipato all’immersione e il militare intervenuto per recuperarli. È questo il nuovo elemento che cambia il peso della storia: il luogo dell’incidente non è soltanto una scena da cui estrarre le vittime, ma un ambiente ancora attivo, ostile, capace di mettere in pericolo anche operatori addestrati e preparati a scenari estremi.

Finora è stato recuperato soltanto il corpo di Gianluca Benedetti, istruttore subacqueo e capobarca. Gli altri quattro italiani — Monica Montefalcone, Giorgia Sommacal, Federico Gualtieri e Muriel Oddenino — sarebbero ancora all’interno della stessa grotta, in una zona difficile da raggiungere. Secondo le ricostruzioni, l’immersione si sarebbe svolta a circa 50 metri di profondità, oltre il limite ordinario di 30 metri previsto per l’attività ricreativa alle Maldive.

A quella quota, soprattutto in ambiente chiuso, il mare non lascia quasi nulla all’improvvisazione. Non c’è risalita verticale immediata, non c’è spazio per una fuga istintiva, non c’è la libertà di correggere con calma un errore. Ogni variabile pesa: consumo d’aria, assetto, visibilità, corrente, orientamento, stress, gestione della decompressione. La morte del soccorritore racconta meglio di qualsiasi formula quanto fosse rischiosa l’operazione di recupero.

Intanto l’indagine amministrativa ha già prodotto un primo provvedimento pesante. Il ministero del Turismo e dell’Aviazione civile delle Maldive ha sospeso la licenza operativa della MV Duke of York, l’imbarcazione da cui era partita l’immersione, in attesa degli accertamenti sull’incidente avvenuto il 14 maggio nell’atollo di Vaavu. La sospensione della licenza della Duke of York non equivale a una condanna, ma mostra che le autorità locali stanno verificando la catena organizzativa della spedizione.

La Farnesina ha confermato che gli altri venti italiani presenti a bordo della Duke of York stanno bene e ricevono assistenza dall’ambasciata italiana a Colombo. È stato attivato anche il supporto psicologico attraverso la Mezzaluna Rossa, mentre le condizioni meteo hanno complicato gli spostamenti e il rientro dell’imbarcazione verso un porto sicuro.

Resta però aperto il nodo principale: capire che cosa sia accaduto nella grotta. Le vittime erano sub esperti, come anche il soccorritore, e proprio questo rende la ricostruzione più delicata. L’ipotesi della semplice imprudenza non basta a spiegare da sola una dinamica così grave. Serviranno l’analisi delle attrezzature, delle bombole, del profilo d’immersione, dei tempi, delle condizioni del mare e delle autorizzazioni eventualmente necessarie per una discesa di quel tipo.

Le autorità attendono anche il supporto di specialisti in immersioni profonde e in grotta, chiamati a rivalutare la strategia di recupero. Dopo la morte di Mahudhee, la priorità non è più soltanto riportare a casa i corpi, ma farlo senza trasformare la missione in un’altra tragedia.

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1 Commento
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Davide
Davide
15 Maggio 2026 alle 11:11 11:11

La miscela della bombola probabilmente non era adeguata, l’ossigeno a certe profondità diventa tossico.