Il Tribunale del Riesame di Milano ha respinto il ricorso di Christian Malangone, direttore generale del Comune di Milano, contro il sequestro del telefono cellulare e del computer nell’inchiesta sulla vendita dello stadio Giuseppe Meazza e delle aree limitrofe a Inter e Milan. La decisione conferma la validità del provvedimento e consente agli investigatori di procedere sull’archivio digitale del dirigente, entro il perimetro ritenuto pertinente al fascicolo.
Il passaggio è rilevante perché Malangone, unico tra i nove indagati a non aver fornito alla Guardia di Finanza le password del computer e il codice di sblocco del telefono, aveva contestato attraverso la difesa l’ampiezza della ricerca disposta dalla Procura. Quei codici sarebbero stati poi affidati a un consulente informatico di parte, incaricato di valutare l’impatto dell’estrazione sui contenuti conservati nel dispositivo.
La contestazione si concentra sulle 140 parole chiave selezionate dalla Procura. Secondo la memoria difensiva, quel filtro avrebbe intercettato 388 mila messaggi su 392 mila presenti nel telefono, con il rischio di trasformare il sequestro in un accesso quasi integrale alla memoria personale e professionale del direttore generale. La proposta della difesa era di limitare l’acquisizione ai soli messaggi contenenti lemmi ritenuti più direttamente collegati all’inchiesta.
I pubblici ministeri hanno sostenuto una lettura diversa: le parole chiave non servirebbero ad acquisire automaticamente ogni messaggio in cui compaiono, ma a individuare contenuti pertinenti alla vendita dello stadio o ai rapporti con gli altri coindagati. Il Riesame ha respinto il ricorso, rinviando alle motivazioni il dettaglio del ragionamento giuridico. Sul piano pratico, la partita si sposta ora sull’estrazione tecnica dei dati e sulla selezione del materiale utilizzabile.
L’inchiesta riguarda il percorso amministrativo che ha portato alla cessione della Grande Funzione Urbana San Siro, cioè lo stadio e l’area circostante. Le ipotesi al vaglio sono turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e rivelazione di segreto d’ufficio. Secondo l’impostazione accusatoria, ancora da verificare, alcuni passaggi della procedura sarebbero stati predisposti in modo da allontanare o dissuadere potenziali offerenti diversi da Inter e Milan.
La messaggistica di Malangone viene considerata dagli inquirenti una possibile fonte di prova perché il direttore generale del Comune sarebbe stato tra i soggetti più vicini agli interlocutori privati dei due club. Chat, mail e comunicazioni interne possono quindi aiutare a ricostruire tempi, contenuti e canali dei rapporti tra Palazzo Marino, consulenti e società interessate all’acquisto.
Uno dei passaggi più delicati riguarda la consulenza sul valore dell’area. L’8 giugno 2025 Malangone avrebbe ricevuto dall’allora assessore all’Urbanistica Giancarlo Tancredi una bozza in Word delle conclusioni di una relazione commissionata dal Comune a due università. Il testo definitivo sarebbe stato depositato il 18 giugno. Secondo la Guardia di Finanza, tra bozza e versione finale emergerebbero tre differenze potenzialmente utili a verificare se alcune conclusioni siano state rese coerenti con la precedente valutazione dell’Agenzia delle Entrate, che aveva stimato l’area in 197 milioni di euro.
Il nome di Malangone era già entrato nelle cronache politiche milanesi per un altro dossier sensibile. Ad aprile, mentre Palazzo Marino lavorava anche alla governance delle partecipate, era emersa la possibile nomina del direttore generale del Comune nel consiglio di amministrazione di Atm, l’azienda dei trasporti pubblici milanesi. Quel passaggio non ha rilievo giudiziario nell’inchiesta San Siro, ma contribuisce a definire il peso amministrativo di Malangone: non un funzionario periferico, bensì una figura collocata in snodi centrali della macchina comunale, dalle grandi operazioni urbanistiche alle società partecipate.
Il dato economico resta decisivo. La vendita del Meazza e delle aree limitrofe è stata formalizzata nel novembre 2025 per 197 milioni di euro, dopo l’approvazione del Consiglio comunale. L’operazione ha aperto la strada a un progetto più ampio, con demolizione quasi integrale del vecchio impianto e costruzione di un nuovo stadio: una riqualificazione stimata in circa 1,5 miliardi di euro, nella quale il valore urbanistico dell’area pesa almeno quanto la dimensione sportiva.
La distanza tra prezzo di cessione e dimensione complessiva dell’intervento rende l’indagine particolarmente sensibile. San Siro non è solo uno stadio: è stato per decenni un bene comunale, un’infrastruttura identitaria e un pezzo rilevante della geografia pubblica milanese. Il passaggio a due club privati, inseriti in assetti proprietari internazionali, richiedeva una procedura amministrativa solida, trasparente e pienamente contendibile.
Nel registro degli indagati compaiono nove persone. Oltre a Malangone, figurano gli ex assessori Giancarlo Tancredi e Ada Lucia De Cesaris, l’ex ceo corporate dell’Inter Alessandro Antonello, il manager nerazzurro Mark Van Huukslot, il presidente di Sport Life City, controllata del Milan, Giuseppe Bonomi, l’ex responsabile del settore Rigenerazione urbana del Comune Simona Collarini e i consulenti Fabrizio Grena e Marta Spaini. Le accuse si trovano nella fase delle indagini preliminari e dovranno essere vagliate nelle sedi giudiziarie.
Il sindaco Giuseppe Sala ha difeso la scelta dell’amministrazione, richiamando l’assenza di ipotesi corruttive e la necessità di evitare che Inter e Milan lasciassero Milano per costruire altrove il nuovo impianto. La linea politica di Palazzo Marino non cancella però la questione procedurale sollevata dalla Procura: i reati ipotizzati non presuppongono necessariamente uno scambio di denaro, ma riguardano la regolarità del percorso, la parità tra possibili concorrenti e la tutela della riservatezza degli atti.
La decisione del Riesame apre una fase più concreta dell’indagine. I messaggi di Malangone potranno chiarire se le comunicazioni tra amministrazione, consulenti e soggetti privati siano rimaste nel fisiologico confronto tecnico previsto da un’operazione di questa portata oppure se abbiano accompagnato una procedura già orientata verso l’esito poi raggiunto.
Per Milano, il caso supera il confine sportivo. La vendita di San Siro ha già cambiato la storia del Meazza e ha consegnato ai club una delle aree più rilevanti della trasformazione urbana cittadina. L’inchiesta dovrà stabilire se quel passaggio sia avvenuto dentro un procedimento limpido o all’interno di una traiettoria troppo aderente agli interessi di chi era destinato ad acquistare.

