Il 27 aprile Palazzo Lombardia ospita “Abilità non disabilità”, un appuntamento che parte dalla Lombardia ma affronta una questione che riguarda tutto il Paese: l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità. Sul tavolo ci sono imprese, autismo, formazione, categorie protette e collocamento mirato. Ma c’è anche un nodo che continua a pesare più del dovuto: senza dati davvero aggiornati e senza banche dati allineate, anche capire cosa sta funzionando diventa più difficile.
Il convegno si terrà lunedì 27 aprile 2026, dalle 9 alle 13.30, nella Sala Solesin di Palazzo Lombardia, a Milano. La cornice è regionale, ma il taglio dell’iniziativa va oltre. Lo si vede già dai saluti istituzionali, con il video intervento del ministro per la Disabilità Alessandra Locatelli, e lo si vede soprattutto dai temi scelti: occupazione, inserimento lavorativo, impresa, formazione, autismo, aspetti legali delle assunzioni. Non è una giornata costruita attorno a una misura locale, ma un confronto che usa Milano come punto di partenza per discutere una questione che riguarda l’intero sistema italiano.
La scaletta, infatti, tiene insieme voci diverse. C’è Paola Molteni, giornalista, con un intervento dedicato al rapporto tra informazione e inclusione. C’è Anna Curtarelli, presidente di ANGSA Lombardia. Ci sono Cristina Panisi e Simona Ravera, entrambe del comitato scientifico di ANGSA Lombardia, con due focus molto precisi: da una parte il rapporto tra spettro autistico e mercato del lavoro, dall’altra l’esperienza di AutAcademy nel dialogo con le imprese. A loro si aggiungono Anna Ballarino, Alberto Brunetti, Fedele Daniele Sacco, Simona Rosito, Paola Baldini e Nicola Bernabucci, in un programma che mette sul tavolo esperienze associative, strumenti pratici, diritto del lavoro e percorsi di inserimento.
È proprio questo il punto più interessante del convegno. Il lavoro non viene trattato come una formula astratta, ma come un nodo fatto di passaggi concreti: orientamento, accesso alle aziende, formazione tecnica, accomodamenti possibili, continuità del contratto, rapporto tra famiglie e servizi, pregiudizi ancora presenti. Anche l’esibizione del Coro Manos Blancas SONG, collegato dalla Scuola speciale Paolo e Larissa Pini di Milano, rafforza questa idea di inclusione come partecipazione piena, non ridotta alla sola dimensione economica.
I dati ufficiali aiutano a capire perché questa discussione resti così delicata. Nella XII Relazione al Parlamento sul collocamento mirato il Ministero del Lavoro segnala che nel 2023 le assunzioni degli iscritti agli elenchi della legge 68/1999 sono salite da 55.998 a 59.977, mentre la Lombardia è passata da 10.544 a 12.385. Ma nello stesso documento compare anche il dato che più di ogni altro riporta il dibattito con i piedi per terra: a fronte di 588.429 posti in quota di riserva, le scoperture restano 178.328. Il sistema si muove, ma continua a lasciare aperto uno scarto molto ampio tra obbligo formale e inclusione reale.
E proprio sui dati c’è poi un altro problema, meno visibile ma decisivo. I dati più recenti non coincidono ancora con i dati più solidi. Nel monitoraggio GOL aggiornato al 31 dicembre 2024 i beneficiari con disabilità presi in carico risultano 151.059 su 3.184.792 individui raggiunti dal programma. Però lo stesso Ministero precisa che queste informazioni sono ancora ricavate dalle Schede Anagrafico Professionali, in attesa della piena implementazione della banca dati sul collocamento mirato, e aggiunge che l’allineamento tra sistemi informativi regionali e sistema nazionale è ancora in verifica. Per questo i numeri pubblicati vengono definiti un valore minimo. Tradotto: il ritardo delle banche dati continua a ostacolare un monitoraggio davvero completo dell’inclusione lavorativa.
È qui che il convegno del 27 aprile può diventare qualcosa di più di una semplice occasione istituzionale o vetrina per le solite passerelle politiche. Perché mettere nello stesso spazio associazioni, professionisti, operatori, mondo delle imprese e rappresentanti pubblici ha senso solo se da questa discussione esce un’idea più onesta della situazione reale. Le persone con disabilità non hanno bisogno di essere celebrate in teoria. Hanno bisogno di entrare nel lavoro, restarci, crescere, e di farlo in un sistema che sappia anche misurare con serietà ciò che funziona e ciò che non funziona.
In questo senso, il fatto che il programma dia tanto spazio al rapporto tra autismo e lavoro non è affatto secondario. È uno dei punti in cui la distanza tra principi e realtà diventa più evidente: ingresso nel mercato, adattamento dei contesti, comprensione delle competenze, resistenza dei pregiudizi. La presenza di ANGSA Lombardia, insieme agli interventi dedicati all’impresa, alla formazione e agli aspetti legali, dice proprio questo: l’inclusione lavorativa non si misura negli slogan, ma nella qualità dei percorsi e nella capacità delle istituzioni di seguirli fino in fondo.

