A Bergamo finisce 1-1 dopo 120 minuti, ma la semifinale di ritorno si spezza dal dischetto. La Lazio resiste, colpisce nel finale, si fa riprendere subito e poi trova nel suo portiere l’uomo che sposta davvero la notte.

La Lazio è la seconda finalista di Coppa Italia. Dopo il 2-2 dell’andata e l’1-1 maturato al termine dei supplementari a Bergamo, la squadra di Maurizio Sarri ha piegato l’Atalanta ai rigori, raggiungendo l’Inter nella finale di Coppa Italia del 13 maggio. Il nome della serata è quello di Edoardo Motta, che ha trasformato una sfida rimasta per lunghi tratti compressa e nervosa in un capolavoro personale, neutralizzando quattro tentativi bergamaschi nella serie dal dischetto.

Per oltre un’ora, più che una semifinale aperta, è sembrata una partita trattenuta. L’Atalanta ha provato a prendere campo, la Lazio ha scelto densità, linee corte e una gestione quasi austera dei ritmi. Il risultato è stato un confronto sporco, tatticamente rigido, pieno di duelli e povero di rifinitura: RaiNews segnala che nei primi 47 minuti non si è visto nemmeno un tiro in porta, dettaglio che dice molto sul peso della posta e sulla paura di scoprirsi troppo presto.

L’episodio che ha acceso la serata è arrivato nella ripresa, quando l’Atalanta aveva cominciato a forzare davvero il blocco laziale. Ederson era riuscito a portare avanti i nerazzurri sugli sviluppi di un’azione confusa, ma il VAR ha cancellato tutto per fallo su Motta nella costruzione immediatamente precedente. Da lì in poi la partita si è fatta più febbrile: l’Atalanta ha continuato a spingere, la Lazio ha provato a uscire con meno timidezza, e la semifinale ha finalmente smesso di essere solo un esercizio di controllo reciproco. Anche la cronaca internazionale della serata ricostruisce proprio quel doppio snodo, tra il gol annullato a Ederson e la svolta del finale.

La svolta vera è arrivata tutta insieme, quasi senza preavviso. All’84’ Romagnoli ha trovato l’1-0 sugli sviluppi di un corner battuto da Zaccagni, approfittando di una marcatura morbida della retroguardia atalantina. Il vantaggio biancoceleste, però, è durato pochissimo: appena due minuti dopo, Pasalic ha rimesso la sfida in equilibrio, firmando l’1-1 che ha riportato la doppia semifinale perfettamente in asse. Nel recupero Motta ha poi negato il colpo del sorpasso a Scamacca con una parata pesantissima, prima che i supplementari consegnassero un altro rimpianto all’Atalanta: il 2-1 di Raspadori, annullato dopo revisione per un fuorigioco precedente di Zappacosta. Due gol cancellati, un dettaglio che spiega bene quanto il confine tra qualificazione e beffa sia stato sottile per i bergamaschi.

Ai rigori, però, il racconto è cambiato del tutto. L’Atalanta ha segnato con Raspadori, ma poi si è sbriciolata: Motta ha fermato Scamacca, Zappacosta, Pasalic e De Ketelaere, mentre sul fronte laziale Tavares e Cataldi hanno sbagliato prima che Isaksen e Taylor mettessero i due palloni decisivi. Il tabellino ufficiale della Lazio fotografa una sequenza quasi irreale, soprattutto per il modo in cui il portiere biancoceleste ha preso possesso psicologico della serie. Quattro rigori parati in una semifinale non sono solo una prova tecnica: sono un atto di dominio emotivo.

Per Sarri è una qualificazione che pesa anche nel modo in cui è maturata. La sua Lazio non è stata più brillante, né più ricca di occasioni, ma è rimasta dentro la partita fino all’ultimo dettaglio utile, anche quando l’Atalanta sembrava avere più inerzia. Per Palladino, al contrario, resta una serata amara: la squadra ha avuto spinta, ha costruito gli episodi per indirizzarla, ha trovato persino due volte il varco giusto, ma esce dalla Coppa pagando insieme la sterilità del primo tempo, gli episodi annullati e una serie dal dischetto eseguita malissimo. È il genere di eliminazione che lascia addosso più frustrazione che rimpianto.

Ora il quadro è completo: Inter-Lazio sarà la finale del 13 maggio a Roma. Per i biancocelesti sarà l’undicesima finale della loro storia nella competizione, con la possibilità di inseguire l’ottavo successo; l’Inter ci arriva dopo la rimonta contro il Como nella prima semifinale di ritorno. La sensazione, dopo quello che si è visto a Bergamo, è che la Lazio ci arrivi con una certezza in più: nelle notti in cui il pallone smette di obbedire alla logica del gioco e si consegna ai nervi, Motta può bastare da solo a cambiare il destino di una coppa.