Il “record occupazione” è diventato uno dei pilastri della comunicazione di Giorgia Meloni. È un numero semplice da spendere, immediato, politicamente efficace: più persone al lavoro, meno disoccupazione, più stabilità. Ma i numeri, quando vengono isolati dal contesto, possono trasformarsi in una cornice troppo comoda. Dietro la superficie del dato occupazionale c’è un Paese che lavora più a lungo, entra con più fatica nel mercato e rinvia sempre più spesso l’uscita.

A riportare il tema dentro il confronto politico è stato un post di Alessia Morani su X, costruito proprio sul rapporto tra occupazione e pensioni. La critica colpisce il cuore della propaganda governativa: un aumento degli occupati non equivale automaticamente a nuovo lavoro di qualità, se nel frattempo cresce il peso di chi resta al lavoro perché andare in pensione diventa più difficile.

Gli ultimi dati Istat su occupati e disoccupati restituiscono infatti un quadro meno brillante dello slogan. A marzo 2026 gli occupati sono 24 milioni e 124mila, ma risultano in calo sia rispetto al mese precedente sia rispetto a marzo 2025. Nel confronto annuo la diminuzione è di 30mila unità, mentre gli inattivi tra i 15 e i 64 anni aumentano di 351mila. Il tasso di disoccupazione scende al 5,2%, ma quello di inattività sale al 34,1%.

È una combinazione che merita più prudenza di quella mostrata nei comunicati politici. La disoccupazione può scendere anche quando una parte delle persone smette di cercare lavoro. Il tasso di occupazione può restare elevato non soltanto perché il sistema genera nuove opportunità, ma anche perché trattiene più a lungo chi è già dentro. La statistica può indicare più lavoro, mentre la vita reale racconta salari insufficienti, ingressi difficili e prospettive più fragili per chi dovrebbe costruire il proprio futuro.

La lettura per età rende il quadro ancora più netto. Nel confronto annuo, l’Istat segnala una diminuzione degli occupati tra i 15-24enni e tra i 35-49enni, mentre cresce la fascia di chi ha almeno 50 anni. Non è il profilo di un mercato giovane, mobile, capace di assorbire nuove competenze e di garantire ricambio generazionale. È l’immagine di un Paese che conserva più a lungo i lavoratori maturi e fatica a offrire spazio stabile alle generazioni successive.

Il dato previdenziale chiude il cerchio. Secondo l’Osservatorio INPS sui flussi di pensionamento, le pensioni con decorrenza nel 2024 sono state 901.152, mentre quelle con decorrenza nel 2025 risultano 831.285. L’INPS precisa che il confronto va letto con cautela, perché i due anni non hanno lo stesso perimetro informativo: il 2024 include anche pensioni liquidate successivamente ma con decorrenza anteriore, mentre il 2025 comprende quelle liquidate fino al 2 gennaio 2026. La cautela tecnica non cancella però la sostanza politica: le uscite dal lavoro sono una variabile decisiva per capire davvero il dato sull’occupazione.

Il governo preferisce esibire il numero più favorevole, separandolo dal resto. Ma il lavoro non si misura soltanto contando quante persone risultano occupate. Conta l’età di chi lavora, la qualità del contratto, il livello dei salari, la possibilità di entrare senza precarietà e di uscire senza essere costretti a restare per necessità.

Il record, osservato da vicino, perde così una parte della sua forza simbolica. Restano gli inattivi in aumento, i giovani ancora compressi ai margini, una fascia centrale che arretra, salari che non reggono il costo della vita e un sistema previdenziale che spinge sempre più avanti l’uscita dal lavoro. Lavorare più anni non significa automaticamente vivere meglio, né costruire un mercato del lavoro più giusto.

Morani ha riportato nel dibattito un elemento che la propaganda tende a lasciare fuori campo: l’Italia non ha soltanto più occupati da esibire. Ha anche meno pensionamenti, più inattività e un lavoro che invecchia. Ed è proprio dentro questa zona meno celebrata dei numeri che il racconto del governo comincia a incrinarsi.

Diffondi questa storia

Porta la notizia nel confronto

Questo articolo fa parte della timeline Politica: Dietro le quinte. Condividilo o segui gli aggiornamenti collegati.

Discussione

La notizia continua nel confronto

Apri il dibattito su questa notizia.

Partecipa alla discussione

Google News

Leggi più spesso The Jungle Globe su Google

Aggiungici alle tue fonti preferite e ricevi più spesso i nostri aggiornamenti nelle Notizie principali.

Scegli The Jungle Globe come fonte preferita