Giorgia Meloni ha scelto il supermercato come luogo simbolico della propria normalità. Durante il Premier Time al Senato, rispondendo a Francesco Boccia, la presidente del Consiglio ha rivendicato di essere andata a fare la spesa “sabato scorso”, aggiungendo di non voler rinunciare a stare in mezzo alla gente e di aver percepito ancora “tanto affetto” attorno al governo.
La frase ha funzionato subito come immagine politica: Giorgia Meloni tra gli scaffali, lontana dai palazzi, dentro la vita quotidiana degli italiani. Una scena semplice, quasi televisiva, perfetta per rilanciare la versione pop della premier: non la capo del governo che risponde su salari, inflazione, bollette e crescita, ma la cittadina che entra al supermercato, osserva, ascolta, misura l’umore del Paese.
Il problema è che la spesa non è un fondale narrativo. È il punto in cui molte famiglie misurano, senza filtri e senza slogan, quanto resta davvero nel portafoglio.
Secondo l’ultimo dato Istat, ad aprile 2026 il carrello della spesa continua a salire su base annua. Non è una fiammata isolata e non è solo una percezione: alimentari, beni per la casa e prodotti di largo consumo restano il termometro più immediato del potere d’acquisto. Chi fa davvero la spesa ogni settimana non cerca il consenso tra le corsie: guarda i prezzi, cambia marca, rinuncia a qualcosa, confronta offerte, rimanda acquisti.
È qui che la risposta della premier mostra il suo limite politico. Andare al supermercato può servire a vedere il Paese, ma non basta a governarlo. Il contatto con la gente non sostituisce una politica economica capace di proteggere salari e redditi reali. E il racconto della normalità rischia di diventare una scorciatoia comunicativa quando viene usato per schermare le domande sul merito.
Nel confronto al Senato, Meloni ha parlato di quadro internazionale complesso, tensioni geopolitiche, costi energetici, competitività delle imprese e potere d’acquisto delle famiglie. Tutti temi reali. Ma proprio perché reali richiederebbero meno teatro identitario e più risposte verificabili. Il Paese non ha bisogno di sapere se la presidente del Consiglio entra o meno in un supermercato. Ha bisogno di capire perché, dopo anni di promesse sulla difesa dei redditi, la vita quotidiana resta più cara e i margini delle famiglie continuano ad assottigliarsi.
La retorica della premier “vicina al popolo” funziona finché resta immagine. Scricchiola quando incontra lo scontrino. Perché il supermercato non è un set di prossimità politica: è il luogo dove la distanza tra propaganda e realtà diventa numerica, prodotto dopo prodotto.
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