LIVE Aggiornato

Donald Trump ha scelto ancora una volta il linguaggio dell’immagine, più che quello della diplomazia. Su Truth Social il presidente americano ha pubblicato una grafica generata con l’intelligenza artificiale: lui in primo piano, navi da guerra sullo sfondo, mare agitato e una frase che non somiglia a un’apertura negoziale: “la calma prima della tempesta”. Secondo Sky TG24, il messaggio arriva mentre gli attacchi contro l’Iran potrebbero riprendere dopo una serie di tentativi falliti di ricomporre il conflitto.

La formula è volutamente ambigua, ma il contesto la rende tutt’altro che innocua. Le indiscrezioni rilanciate dai media israeliani parlano di una possibile decisione americana entro ventiquattro ore, con Washington e Tel Aviv impegnate in preparativi militari. Le opzioni citate includerebbero nuovi bombardamenti contro obiettivi militari e operazioni legate al dossier dell’uranio arricchito. Il negoziato, per ora, sembra scivolare di nuovo sotto la pressione delle portaerei, dei missili e della propaganda visiva.

Il nodo resta lo Stretto di Hormuz, diventato la vera leva strategica di Teheran. Trump, rientrando dalla visita in Cina, ha sostenuto che Xi Jinping condivida la necessità di riaprire il passaggio, ma Pechino non ha assunto pubblicamente un impegno diretto per fare pressione sull’Iran. Secondo Reuters, la crisi nello stretto e il dossier nucleare stanno riducendo i margini della strategia americana, trasformando il confronto con Teheran in un banco di prova molto più duro di quanto la Casa Bianca avesse previsto.

È qui che la minaccia americana cambia scala. Non riguarda solo il programma nucleare iraniano, ma anche l’energia, le rotte commerciali, l’inflazione e la stabilità dei governi occidentali. Una nuova offensiva contro Teheran non resterebbe confinata al Medio Oriente: passerebbe dai porti, dalle raffinerie, dai prezzi alla pompa e dalle catene di approvvigionamento.

Da Teheran, Masoud Pezeshkian prova invece a spostare il terreno sul piano politico e morale. In un messaggio a Papa Leone XIV, il presidente iraniano ha ringraziato il pontefice per la posizione assunta contro gli attacchi americani e israeliani, accusando Washington di richieste illegittime e politiche pericolose. La presidenza iraniana parla di vittime, infrastrutture civili colpite e violazione del diritto internazionale: accuse da leggere dentro la guerra della narrazione, ma che mostrano quanto la Repubblica islamica stia cercando sponde esterne mentre la pressione militare cresce.

Intanto il fronte libanese conferma quanto siano fragili le tregue proclamate. Israele e Libano hanno accettato una proroga del cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti, ma nelle stesse ore sono proseguiti raid nel sud del Libano. La diplomazia americana tenta di aprire tavoli separati, uno politico e uno di sicurezza, ma sul terreno continuano a parlare gli aerei.

La crisi mediorientale si allarga ancora lungo il fronte libanese

di Davide Soldani

Secondo quanto riferito da Tel Aviv, quattro soldati israeliani sono rimasti feriti nel Sud del Libano dopo l’esplosione di un ordigno sul loro percorso; uno di loro sarebbe in gravi condizioni. L’episodio arriva mentre Israele mantiene alta l’allerta anche sul dossier iraniano, con Benjamin Netanyahu pronto a un nuovo colloquio con Donald Trump, e Washington chiamata a decidere nelle prossime ore se riaprire la fase militare contro Teheran. Nella stessa diretta, Sky TG24 segnala anche la “grave preoccupazione” dell’Aiea per un attacco con drone vicino alla centrale nucleare di Barakah, negli Emirati Arabi Uniti, senza variazioni anomale nei livelli di radiazione.

↑ Torna agli aggiornamenti

Teheran studia pedaggi permanenti su Hormuz mentre Islamabad prova a riaprire il negoziato

di Davide Soldani

Secondo gli aggiornamenti di RaiNews, Teheran starebbe studiando un meccanismo per rendere permanenti i pedaggi nello Stretto di Hormuz, trasformando il controllo del passaggio marittimo in una leva negoziale diretta.

Il segnale militare più rilevante arriva però dagli Stati Uniti: la portaerei USS Gerald R. Ford, la più grande al mondo, è rientrata in Virginia dopo undici mesi di missione. Un ritorno che non cancella la tensione, ma racconta quanto il dispositivo americano sia stato già profondamente impegnato nel confronto con Teheran. La crisi non è più una minaccia astratta: ha già consumato uomini, navi, rotte e capitale politico.

Sul piano diplomatico si muove il canale del Golfo. Il Qatar e l’Arabia Saudita hanno discusso al telefono degli sviluppi regionali e del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, con Doha che continua a spingere per una de-escalation fondata sul dialogo. Anche Islamabad resta in campo: il premier pakistano Shehbaz Sharif spera in un secondo round di colloqui diretti tra Washington e Teheran, dopo lo stallo seguito al primo incontro dell’11 aprile.

Intanto il fronte regionale resta incandescente. L’Iran ha condannato l’uccisione di Izz al-Din al-Haddad, capo delle Brigate Qassam, in un attacco israeliano, accusando Israele e Stati Uniti di portare avanti una strategia di eliminazione della leadership palestinese. È una dichiarazione che allarga ancora il perimetro politico della crisi: Iran, Gaza, Libano e Golfo restano ormai dentro lo stesso campo di tensione.

Nel Libano meridionale, nonostante la proroga del cessate il fuoco, il bilancio resta pesante: 18 morti e 124 feriti in 24 ore nei raid israeliani, secondo il ministero della Salute libanese citato da RaiNews. Nelle stesse ore Hezbollah rivendica nuove azioni contro mezzi e truppe israeliane, mentre la diplomazia tenta di tenere aperto un tavolo che il terreno continua a smentire.

↑ Torna agli aggiornamenti

Diffondi questa storia

Porta la notizia nel confronto

Questo articolo fa parte della timeline Guerre in Medioriente: Hormuz - Libano - Gaza. Condividilo o segui gli aggiornamenti collegati.

Discussione

La notizia continua nel confronto

Apri il dibattito su questa notizia.

Partecipa alla discussione

Google News

Leggi più spesso The Jungle Globe su Google

Aggiungici alle tue fonti preferite e ricevi più spesso i nostri aggiornamenti nelle Notizie principali.

Scegli The Jungle Globe come fonte preferita