Il Milan cambia volto in una sola giornata. Dopo la sconfitta con il Cagliari e la mancata qualificazione alla prossima Champions League, RedBird ha annunciato una rottura netta con la struttura tecnica e dirigenziale: fuori Massimiliano Allegri, Giorgio Furlani, Igli Tare e Geoffrey Moncada. Si potrebbe già ipotizzare l’arrivo di Italiano o Iraola, ma è decisamente ancora troppo presto per mettere sul tavolo le opzioni per il dopo Allegri.

La decisione è arrivata con un comunicato ufficiale di RedBird Capital Partners pubblicato dal club il 25 maggio 2026. Il passaggio più duro riguarda la lettura della stagione: la proprietà parla di un finale “ben al di sotto” del livello mostrato per buona parte del campionato e definisce l’esito complessivo un “fallimento inequivocabile”.

La rivoluzione rossonera non riguarda soltanto la panchina. Allegri paga il crollo sportivo, ma il taglio simultaneo di amministratore delegato, direttore sportivo e direttore tecnico sposta la vicenda su un piano più ampio: RedBird non ha scelto un semplice esonero, ha cancellato l’intera catena decisionale dell’area sportiva.

Il Milan ha chiuso quinto in Serie A, fuori dalla Champions come la Juventus, dopo essere rimasto a lungo nelle prime due posizioni e dopo aver coltivato anche ambizioni da scudetto. Secondo Reuters, la squadra rossonera ha compromesso il proprio piazzamento con un finale fragile, culminato nel 2-1 subito a San Siro contro il Cagliari e in una sola vittoria nelle ultime quattro partite.

La gara contro il Cagliari è diventata così il punto di non ritorno. Il Milan era partito bene, con il gol immediato di Saelemaekers, ma si è fatto rimontare da Borrelli e Rodríguez. Il risultato ha lasciato i rossoneri a 70 punti, dietro anche al Como, quarto a 71, mentre la Roma ha chiuso terza a 73. L’Europa League resta, ma per un club costruito e raccontato con l’obiettivo Champions equivale a una retrocessione politica prima ancora che sportiva.

La posizione di Allegri era già compromessa dalla caduta verticale del rendimento. Dopo la partita, il tecnico aveva ammesso le proprie responsabilità, parlando di errori e della necessità di una valutazione lucida dell’intera stagione. Ventiquattro ore dopo, il club ha trasformato quella valutazione in un taglio definitivo.

Il dato più pesante resta però l’uscita contemporanea di Furlani, Tare e Moncada. Quando una proprietà allontana nello stesso comunicato allenatore, amministratore delegato, direttore sportivo e direttore tecnico, il messaggio è chiaro: il problema non viene individuato solo nel campo, ma nel modello di governo del club.

RedBird promette nuove nomine “non appena definite” e una struttura pronta per la prossima stagione. Ma il Milan riparte da una frattura evidente: una squadra arrivata all’ultima curva con la Champions ancora possibile, una dirigenza cancellata in blocco, una tifoseria esasperata e una proprietà che ora dovrà dimostrare di saper costruire, non soltanto demolire.

Il nuovo Milan nascerà da qui: non da un cambio in panchina, ma da un azzeramento quasi totale dell’area sportiva. E dopo una stagione definita dalla stessa proprietà un fallimento, il margine per gli slogan si è ridotto al minimo.

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